a) la prima (se vi piace come scrive: a me piace) è buona: cinque giorni fa Claudio Magris ha vinto il più importante premio letterario tedesco, il Premio della pace della -potentissima- associazione degli editori. Istituito nel 1950, il premio è stato assegnato ad autori come Orhan Pamuk (2005), Jürgen Habermas (2001), Martin Walser (1998), Vaclav Havel (1989), Siegfried Lenz (1988), Astrid Lindgren (1978), Hermann Hesse (1955) e Albert Schweitzer (1951). Nella motivazione la giuria onora l'impegno di Magris "contro l'emarginazione culturale e la tirannia del pensiero dominante ".
b) la seconda è curiosa e vagamente inquietante: in Italia non lo sa nessuno. La notizia non si trova né sul sito del Corriere della Sera né di Repubblica, giornali per i quali scrive spesso, né ovviamente su quelli della destra, dato che il premio è (esplicitamente) un riconoscimento all'antiberlusconismo del Nostro. Semplicemente nessuno ha ripreso le 5 righe dell'agenzia Adnkronos sull'argomento.
c) la terza è divertente: non lo sa nemmeno Magris! A quanto pare è in vacanza su un'isola non meglio precisata, con il telefonino spento...
PS: grazie per la segnalazione, Ellen!
Giusto un'anno fa, il Corriere della Sera ha pubblicato l'articolo di Massimo Gaggi che ha fatto conoscere in Italia il testo "Is Google making us Stoopid?" di Nicholas Carr, uscito il mese prima su The Athlantic. Da allora la domanda se Google ci rende tutti più stoopidi sta facendo il giro dei blog italiani. Ma da noi il discorso serio e fondato di Carr -che parlava delle FORME del linguaggio nella rete- è stato banalizzato, diventando una gara a chi trova le stupidaggini più grosse (o i comportamenti più aberranti) su internet.
Invece di contribuire al dibattito, in Italia ce la caviamo con gli aneddoti... Ci sarebbe da ridere, se tutto questo parlare di scemenze online non portasse acqua al mulino dei regolatori, ammaestratori, censori nostrani. I quali meno capiscono di rete più pontificano su "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet" come il famoso senatore D'Alia.
E se provassimo a vedere il problema dall'altra parte, quella dell'intelligenza telematica possibile? Qui di seguito, dal mio elenco dei siti web preferiti:
artsandlettersdaily.com
republique-des-lettres.fr
opendemocracy.net
edge.org
repid.com
nachdenkseiten.de
Ma guarda... tutti siti stranieri! Sono io che sono snob, o mi sono scappati quelli italiani? Qualcuno me li può passare, per favore? O siamo davvero così in ritardo?
Per colpa/merito di questa mia amica nelle ultime settimane mi sono ritrovato in mezzo alla campagna elettorale per le elezioni amministrative di Padova. Con l'imbarazzo, a volte, di dover dire cose che non condivido fino in fondo. E pensare che avevo deciso di non votare...
Ora, probabilmente il 6-7 giugno ci sarà un'altro trionfo di Berlusconi e della sua strana coalizione, ma parlando con moltissime persone estranee, come si fa in questi casi, ne ho ricavato una sensazione: quella che la stella del Presidente del Consiglio abbia superato il suo zenit e stia tramontando. Ci sono nell'aria un'insofferenza, una stanchezza, un fastidio latente per questa figura onnipresente ed onnipotente che non si manifestano ancora in modo aperto ma si sentono, se uno sa ascoltare.
Credo che a Berlusconi stia per capitare la cosa -dal suo punto di vista- peggiore: che stia PASSANDO DI MODA. Come accade a tutti i personaggi della televisione ogni apparizione sullo schermo, ogni punto percentuale di aumento dell'indice di popolarità, genera una reazione contraria di ostilità che può rimanere invisibile anche per molto tempo ma indebolisce le fondamenta stesse della figura pubblica. A giudicare dal nervosismo della pop-star in questione, mi pare che se ne stia accorgendo anche lui. Non so spiegare queste cose tecnicamente (non ho nemmeno la televisione in casa) e naturalmente non so quanto tempo manchi al tramonto, ma la sensazione che ho avuto è comunque molto forte.
Aggiungo solo che non sto scambiando il mio desiderio con la realtà: non ho idea di come sarà la politica italiana del dopo-Berlusconi ma l'opposizione non mi sembra assolutamente preparata ad affrontare una situazione nuova, dato che non sa gestire nemmeno quella presente.
Di questo però sono sicuro: prima o poi sarà necessario ridiscutere il ruolo dei partiti politici, prima che lo facciano i fascisti a modo loro. Ma questo è un'altro discorso...
Negli ultimi giorni -con grande sorpresa- ho scoperto che quasi nessuno (proprio nessuno tra i giovani) si ricorda di questo grande artista, morto 10 anni fa il 12 maggio 1999. Solo a qualcuno torna in mente la sua copertina del New Yorker "il mondo visto dalla 9a Avenue": un classico, copiato e citato spesso a sproposito, che potete scaricare qui sotto in formato JPEG.
Ma Steinberg era molto più di un disegnatore umoristico, anche se ha preso in giro con affettuosa intelligenza gli americani per decenni. Rumeno di famiglia ebraica, laureato in architettura al Politecnico di Milano, fu collaboratore del Bertoldo con Guareschi, Zavattini, Marchesi e Manzoni. Scappato negli Stati Uniti nel '40 e soldato in Cina, in Nordafrica e sul fronte italiano, dopo la guerra visse per anni in Francia e nel nostro paese e fu amico anche di molti artisti europei, primo tra tutti Giacometti.
La sua capacità di riflessione sulla pratica del disegnare (la linea è -in realtà- l'argomento di tutta la sua opera) lo avvicina all'arte concettuale, come ci ricorda lui stesso definendo il disegno "una maniera di ragionare sulla carta". Sul sito della Fondazione Saul Steinberg, tra le molte immagini, anche qualcuna dei suoi collages e delle sue straordinarie maschere.
Più di un anno fa ho scoperto su flickr.com il lavoro di Giancarlo Rado (insegnante, musicista [dei Sonatori della Gioiosa Marca] e fotografo trevigiano) e da allora attendo sempre con impazienza le sue nuove foto. Il progetto "italians" vuole documentare per immagini la condizione del lavoro nel nordest italiano. Secondo me, tra un po' di tempo queste foto ci diranno, sulla regione e sull'epoca, più di certi testi di sociologia.
Anche il suo percorso di fotografo mi sembra molto interessante: dal paesaggio alpino ai malgari e seguendo i pastori, Rado è sceso verso la pianura entrando nelle scuole, nelle fabbriche, nelle botteghe artigiane, negli uffici postali; portandosi dietro, dalla montagna che ama, la capacità di far diventare epiche -nel senso vero della parola- le persone che fotografa, ma senza togliere loro nemmeno un grammo di umanità.
Qui i links a ITALIANS e al suo lavoro sui pastori UN GIORNO LUNGO UN ANNO.