Lo so che sembra strano, ma molto prima di internet, quasi 50 anni fa, mio padre ha avuto una relazione virtuale con un'attrice svedese, che interpretava i film del genere detto "di educazione sessuale". Oggi quei film ci fanno ridere nei cineclub, ma a quel tempo, nell'italia cattolica, devono essere stati una vera sensazione.
Com'è, come non è, nostro padre un giorno ha ritagliato dalla locandina del film la foto della biondona (solo la faccia) e l'ha messa incorniciata sulla scrivania, insieme a quelle di famiglia. Nostra madre deve aver pensato "meglio così che con le troie" senza sapere di aver riassunto in una frase tutti i vantaggi del sesso virtuale e tutte le ragioni del suo futuro successo.
Noi bambini abbiamo fatto per un po' domande su quella signora sconosciuta, poi ci siamo stancati di risposte vaghe e la svedese è diventata una specie di zia bionda, nella nostra famiglia tutta mora. I tempi stavano cambiando, diceva anche Bob Dylan. La vecchia strategia erotica dei nonni (nascondere, alludere, velare) all'improvviso non funzionava più, e il parroco poteva predicare quanto voleva. Dal paese della bassa dove abitavamo, nostro padre andava ogni tanto a Padova per lavoro e, quando veniva fuori il nuovo film educativo svedese, anche al cinema. Tornava sbuffando che gli sembrava di vivere nel medioevo, condannato innocente all'ergastolo, mentre in quei paesi del nord evoluto si diceva pane al pane (e passera alla passera!), senza complessi.
La storia completa l'ho saputa qualche anno fa da mia madre -lui era già morto da molti anni- di come la sua gelosia iniziale si fosse calmata e alla fine aspettasse con impazienza il ritorno del marito dal cinema. Le signore per bene, infatti, mica potevano andare a vedere quel genere di film. Era come se non potessero compiere 18 anni mai, un'eterna adolescenza di provincia, in quegli anni del miracolo economico. Ma si faceva raccontare tutto, e secondo me (questo non me l'ha mai detto) quei due mettevano anche in pratica i consigli svedesi, nell'intimità della loro camera da letto di mogano scuro, con la tovaglietta di pizzo sul comò.
Poi un giorno mio zio Toni è partito per la Svezia, ha aperto nel 1964 una delle prime gelaterie italiane a Stoccolma. Siccome la passione di nostro padre per la svedese era nota -e anche oggetto di scherzi- in tutta la famiglia, lo zio ha sfogliato l'elenco del telefono e scoperto che l'attrice abitava molto vicino al suo negozio. Per farla breve, dopo qualche mese scrive di aver conosciuto la bionda. Una tipa proprio a modo, scriveva, sposata con un marito biondo anche lui e gigantesco, gran mangiatore di gelati. Io sospetto che queste notizie facessero piacere a nostro padre, era come leggere i pettegolezzi su Silvana Mangano sui primi giornali di gossip dell'epoca, che allora si chiamavano scandalistici, ma in più lui era l'unico lettore di quel giornale, era un vero privilegiato.
A metà degli anni sessanta, la marea dei nordici che scendevano verso le spiaggie italiane toccò il suo primo massimo storico, con grandissima preoccupazione dei moralisti: il bikini e il bacio con la lingua in pubblico, fino ad allora comportamenti di una minoranza spudorata, diventarono di massa sui nostri litorali cattolici. Lo zio Toni è tornato a casa in vacanza per il natale del '66 dicendo che la svedese sarebbe venuta in italia con la famiglia l'estate seguente, e anzi lui si era impegnato a trovarle una sistemazione (pittoresca, tranquilla e non troppo cara). Questo avvicinarsi imprevisto della svedese non fece piacere a nostro padre, che cercò anche di dirottare la ricerca dell'albergo verso la riviera ligure. Immagino che quel che gli andava bene al cinema fosse troppo nella vita reale, la svedese era meglio che restasse a casa, nei suoi sogni, e sulla sua scrivania.
Una sera d'estate suonò il telefono e mio fratello, andato a rispondere, gridò spaventato dal corridoio: "la signorina del telefono vuole te, papà, dalla svezia !". A quei tempi l'interurbana era un evento raro, serviva solo per annunciare catastrofi improvvise. Nostro padre si alzò tutto pallido dicendo "oddio, vuoi vedere che Toni sta male" e uscì dalla stanza richiudendo la porta, mentre noi stavamo zitti a tavola tutti quanti, con la minestra nei piatti. Dopo qualche minuto rientrò ancora pallido e disse: "gli svedesi arrivano dopodomani per pranzo e poi proseguono per il mare". Non sembrava affatto contento.
Due giorni dopo, verso mezzogiorno mia madre si asciugò le mani sul grembiule, guardò soddisfatta le sue pentole e disse che di svedesi ne potevano arrivare anche cinquanta, nessuno si sarebbe alzato da tavola affamato. Poco dopo una volvo arancione si fermò davanti alla nostra porta. Ne scesero la bionda, proprio uguale-uguale a quella della foto, con un bimbo angelico in braccio e il gigante vichingo descritto dallo zio gelataio. Stavamo ancora alle presentazioni e ai sorrisi, quando nostro padre chiamò dall'ufficio e disse che non sarebbe rientrato per pranzo, per urgenti impegni di lavoro. Ricordo ancora bene quelle due ore che passammo con gli svedesi, nessuno parlava una parola della lingua dell'altro ma l'atmosfera era allegra, si mangiò molto e la bionda ci presentò un'altra straordinaria rivoluzione nordica cambiando i pampers al figliolo. Da noi al tempo si usavano ancora i pannolini di cotone, che si facevano bollire separati in cantina, nel pentolone con la soda. Verso sera, gli svedesi se n'erano andati già da ore, tornò nostro padre con un sorrisetto che non gli conoscevo sulla faccia e chiese: "com'è andata?". E mia madre "bene, la bionda è simpatica, e suo marito -sospirando- proprio un gran bell'uomo." Lui smise di sorridere.
La foto dell'attrice svedese sparì dalla sua scrivania il giorno stesso (devo averla io, da qualche parte, tutta sbiadita) e gli splendidi, italianissimi anni sessanta regnarono sovrani, anche in casa nostra.