in "follie di brooklyn" di paul auster (einaudi 2005, libro di per sé non memorabile) c'è la storia della bambola di kafka. Ne avevo sentito parlare tempo fa ma mi ero dimenticato di fare qualche ricerca. Ora ho scoperto che E' TUTTO VERO.
Nelle memorie di dora diamant, la compagna dello scrittore ceco nell'ultimo anno della sua vita si legge: Quando eravamo a berlino, kafka passeggiava spesso nel parco di steglitz e a volte io lo accompagnavo. Un giorno incontrammo una bambina che piangeva disperata. Franz le chiese perché, e lei ci raccontò di aver perso la sua bambola. Lui allora inventò subito una storia plausibile per spiegare quella scomparsa: "La tua bambola è in viaggio, lo so perché mi ha scritto una lettera". La bambina sospettosa: "L'hai con te?" "No, l'ho lasciata a casa, ma domani te la porterò". La piccola incuriosita aveva in parte già dimenticato il suo dolore e franz tornò subito a casa a scrivere la lettera. (...)
Si mise all'opera come se dovesse scrivere un'opera letteraria: era nello stato d'animo teso e concentrato che aveva sempre quando sedeva al tavolino per scrivere, anche solo una lettera o una cartolina. (...) Il gioco delle lettere della bambola durò almeno tre settimane, e franz aveva una gran paura quando pensava a come concluderlo. Perché il finale doveva essere un finale vero, doveva cioè creare un ordine che sostituisse il disordine causato dalla sparizione. Dopo moltre riflessioni decise di far sposare la bambola.
Descrisse il giovane, la cerimonia di fidanzamento, poi in ogni particolare la casa dei novelli sposi. [La bambola concludeva la sua lettera dicendo alla bambina]:"sarai d'accordo con me che dobbiamo rinunciare a rivederci".
Franz aveva risolto con la sua arte quel conflitto infantile, con il mezzo più efficace, l'unico che possedeva, per riportare l'ordine nel mondo.
("Als Kafka mir entgegenkam" Wagenbach, Berlin 1995, traduzione mia)
Il commento di paul auster è, questo sì, memorabile: "quando una persona è abbastanza fortunata da vivere all'interno di una storia, da vivere in un mondo immaginario, i dolori di questo mondo svaniscono. Perché fino a quando la storia continua, la realtà non esiste più."