Ho passato gli ultimi due mesi chiedendomi di cosa abbiamo paura e non ci sono riuscito. Sono stato in un sacco di posti (letteralmente dalla Sicilia all'Alto Adige, mescolando lavoro e vacanza) parlando con molte persone diverse, e la paura era dappertutto.
Della nuova influenza
dei delinquenti stranieri
di perdere il lavoro
dei veleni in quel che mangiamo
del Presidente del Consiglio
che cada l'aereo
di quelli che guidano ubriachi
dei raggi UV
dei ragni, topi ecc.
degli zingari, degli arabi
degli ebrei
che la cassiera ci imbrogli sul resto
in treno tra Marsala e Trapani ho conosciuto una signora che aveva paura dei comunisti.
Paradossalmente, quelli che nei guai ci sono davvero di paura ne hanno di meno: devono risolvere i loro problemi e non hanno il tempo di pensare al riscaldamento globale. Anche la paura sta diventando un bene di lusso. A questo punto non so nemmeno se sia paura o desiderio (inconscio) di una qualche punizione: ma cosa avremo mai combinato di così terribile? 70 anni fa ieri, Hitler invadeva la Polonia e cominciava la seconda guerra mondiale, forse nell'estate del '39 la sensazione era simile, solo che poi il disastro è arrivato davvero. Da quando sono nato le tempeste hanno sempre colpito qualcun'altro. Abbiamo dedicato tutte le nostre risorse, tutta la nostra abilità a tenere lontani dall'Europa i temporali... Poi ci siamo costruiti degli strumenti tecnici per osservare i disastri lontani seduti in poltrona, così da poterci commuovere per le guerre e le carestie. Questo è stato un grave errore, ma -me ne rendo conto- la spiegazione non basta.
Comunque, le foto qui sopra ricordano momenti di sospensione della paura. Da sinistra a destra: Amici a casa di A., Toscana. La maialina Veronica, Toscana. Gli artisti Molitor & Kuzmin a Palazzo Fortuny, Venezia. Cortile del Palazzo comunale a Marsala, Sicilia.
credo che il punto sia giusto: il gap incolmabile tra la tele-visione e la tele-azione rende ogni sentimento umano (sia esso paura, solidarietà, amore, compassione, odio) più metafisico e inafferrabile.
esiste un divario sempre più profondo tra chi tele-vede gli 'altri' costruendsi un quotidiano egoismo solitario fatto di opinioni non comprovabili e chi cerca ancora di preservare una sorta di confronto o di comunicazione con pche anime affini, chiedendosi se non sia un archeologo pazzo o un negazionista intermittente e/o incoerente della globalizzazione e dei suoi mezzi.
la paura immotivata è, in effetti, un sintomo di benessere. o di tregua.
personalmente, trovo liberatorio individuare una paura e poi risolverla con qualcosa di sproporzionato.
ad esempio: mi hanno sempre inquietato i pupazzi natalizi, dai babbo natale che si appendono ai balconi agli abeti in plastica che intercettano il passaggio di cose e persone muovendosi ed emettendo un sonoro «Uho uho uho. Merry Xmas». quando l'ho capito chiaramente, ho deciso che il natale non faceva per me.
e poi mi sono sbattezzata.