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Politica e rito

In Germania mi ritrovo a guardare le prime pagine dei giornali con la foto del Presidente del Consiglio coperta di sangue, colpita da "una miniatura del duomo di Milano in polvere di marmo pressata".
Giuro che non avrei scritto nulla sull'argomento se il famoso Tartaglia, non fosse una persona "con precedenti di disagio mentale", "in cura presso i servizi di igiene psichiatrica" (?). O, come si dice dalle mie parti, fuori come un terrazzino.
Però, essendo l'attentatore, a quanto dicono, "un folle" ed essendo -per antico accordo tra le culture- il folle l'esecutore di una volontà divina, mi sento autorizzato a dire la mia. Giuro, ripeto, che se quel duomo l'avesse tirato un cretino di qualche centro sociale sarei rimasto zitto.
Anche perché gli intellettuali italiani hanno già scritto molto sul fatto. Facendo per lo più una figura da pirla peggiore di quella della scorta di Berlusconi. Evidentemente, ci sono delle occasioni nelle quali gli intellettuali italiani si permettono di perdere la testa, cioè il loro strumento di lavoro, come qui. Con l'eccezione di questo testo di Marco Belpoliti su Nazione indiana, e sul commento di Emanuele Trevi allo stesso (più sotto nella pagina).
Come mio contributo, ricopio quindi qui sotto -senza commenti- un paio di frasi del capitolo 24° del "Ramo d'Oro" (1911-1915) di J.G. Frazer, nella mia edizione pag. 309:
"(...) le culture primitive credono, a volte, che la propria sicurezza e quella del mondo intero dipendano dalla vita di questi uomini-dèi, o incarnazioni umane della divinità. E quindi ne tutelano gelosamente la vita, per tutelare la propria. Ma nulla potrà impedire all'uomo-dio di invecchiare, indebolirsi e, infine, morire. I suoi fedeli devono fare i conti con questa triste realtà e affrontarla come meglio possono. (...) quali immani catastrofi procurerebbe il graduale indebolimento dei suoi [dell'uomo-dio] poteri e la loro definitiva estinzione con la morte? Non c'è che un modo per evitarle. L'uomo-dio deve essere ucciso appena le sue forze danno segni di cedimento (...) Per il selvaggio, i vantaggi di mettere a morte l'uomo-dio, anziché farlo morire di vecchiaia, sono evidenti (...) ecc. ecc.
Grande Frazer, anche più avanti nel capitolo, pieno di sorprese.

   tomaso boniolo - 16 December 2009
   tags:
politica

comments

   #1  nadiolinda commented, on 11 February 2010 at 10:05 a.m.:

non sono sicura… bisognerebbe verificare alla moviola, ma credo che la giustificazione della malattia dell'attentatore sia arrivata perfino prima della rassicurazione del ferito ai suoi fan.
la cosa mi ha lasciato piuttosto perplessa. se essere in cura di psicofarmaci vuol dire essere matti, allora io di matti ne conosco moltissimi. in effetti, ne conosco molti di più che coltivano sogni di distruzione dell'uomo-simbolo. il quale, in realtà, è solo un vecchietto un po' megalomane che preferisce perdonare il matto piuttosto che ascoltare i suoi figli che gli raccontano come hanno deciso di spartirsi la sua eredità.


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