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La playlist della guerra

Non mi capita spesso di leggere sui giornali qualcosa che conferma i miei sospetti, ma oggi è successo: questo articolo di Katia Riccardi su la Repubblica, si occupa di uno studio su quel che ascoltano i soldati americani in Iraq. Una specie di colonna sonora della guerra, insomma.
Devo dire che conosco solo qualcosa di quella playlist: ho ascoltato Eminem, naturalmente, e anche qualcosa dei Guns N' Roses, degli AC/DC, ma non so chi siano i Dropkick Murphys o i Drowning Pool. Il metal rock non mi è mai piaciuto, mentre ho sentito spesso (grazie a mio figlio) dell'ottimo hip-hop, e in fondo uno dei padri del rap ha un posto sicuro tra i miei preferiti: il grande poeta giamaicano Linton Kwesi Johnson.
Quel che voglio dire è che un certo tipo di musica va d'accordo benissimo con comportamenti violenti. Come dice un sergente nell'articolo "se stai andando in battaglia e metti su musica natalizia rischi la vita". Ma se un giorno non devi uccidere nessuno -capita anche questo- cosa te ne fai dei Dropkick Murphys? E soprattutto: chi ti ha raccontato che il jazz serve a rilassarsi? Altra questione interessante. Nessuno che abbia ascoltato con un minimo di attenzione la musica jazz la definirebbe rilassante: al contrario, richiede molta concentrazione. Ma forse, dopo un paio di giorni di battaglia al ritmo degli AC/DC, basta poco per rilassarsi. Questo mi dice (sulla guerra e sul metal rock) quel che sospettavo: ne so poco, e quel poco non mi piace.
PS: per chi non lo conosce, qui sotto un video di LKJ. Peace ;-)

   tomaso boniolo - 18 February 2010
   tags:
musica

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