Anzi, una lettura e una rilettura. La bella sorpresa è Senza domani di V. Denon, un racconto galante della fine del '700 francese. Nato da una scommessa tra amici, se cioè fosse possibile parlare di sesso senza usare le parole "sporche", questo gioiello è stato pubblicato anonimo e per molto tempo si è discusso sull'identità dell'autore, che ora sembra accertata.
Vivant Denon, che veniva dalla piccola nobiltà della Borgogna, sopravvissuto alla rivoluzione grazie all'intervento di J.L. David, diventò il direttore delle collezioni del Louvre. Era lui il capo-saccheggiatore che, dopo ogni vittoria di Napoleone, sceglieva i capolavori dell'arte europea da trasferire in Francia. Dopo Waterloo, si ritirò in campagna e si occupò fino alla morte delle due cose che gli piacevano veramente: l'arte dell'incisione e la cura delle sue collezioni private.
Senza domani è una storia notturna: comincia con una serata a teatro e finisce con il giovane protagonista insonnolito che ritorna in carrozza a Parigi, il mattino seguente, chiedendosi cosa gli sia accaduto. Il racconto della notte d'amore (e delle passeggiate, nel giardino di una villa sulla Loira) con la Contessa è un vero capolavoro di stile, ma anche la storia, vale a dire il perché la trama si sviluppi in un certo modo, è assolutamente perfetta. Un pezzo di bravura, ma che in un paio di occasioni ci fa affacciare sul mistero della condizione umana. Non esagero, e questo in nemmeno 30 paginette.
La rilettura è invece Sul teatro delle marionette di Heinrich von Kleist, scritto pochi anni dopo il racconto di Denon, parte da un problema estetico: Ogni primo movimento, tutto ciò che è involontario è bello, e storto e goffo tutto, appena comprenda se stesso. Oh, l'intelletto! l'infelice intelletto!. Ma Kleist va ben oltre il discorso sulla spontaneità nell'opera d'arte, e riprende il motivo caro ai Romantici della Triade, ovvero del ritrovamento del Paradiso, per mezzo dell'Arte: [L'uomo] dovrebbe dunque gustare di nuovo dall'albero della conoscenza, per ricadere nello stato d'innocenza?. Tutto questo in 7 pagine.
Se ne conclude, che le 600 e anche 700 pagine di molti autori contemporanei non sono sempre indispensabili.